09/01/18

Recensione di le nostre anime di notte di Kent Haruf

Trama: È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me?
Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.

Avrei voluto leggere questo libro a novembre, ma non mi è arrivato per tempo.
Se non mi fosse stato proposto probabilmente nemmeno lo avrei considerato. I protagonisti sono due anziani e non sono i miei personaggi preferiti di solito, però gli ho dato una possibilità.

L'inizio della storia è particolare. Addie, settantenne in ottima forma, propone a Louis, vedovo come lei, di passare la notte insieme e farsi compagnia. Inaspettatamente lui accetta e così inizia una routine rassicurante per i due vecchietti, nonostante all'inizio ci sia voluto un pò ad ingranare il rapporto.
Purtroppo i due abitano in un centro urbano piccolo e chiuso di mente. 
I due verranno criticati da tutti, perfino dai figli, ma i due se ne fregano e vanno avanti.

E'  un romanzo sul riscoprirsi anziani, sul rimettersi in gioco perchè non è ancora finita anche se il romanzo è permeato sul timore che sia troppo tardi.
Si ripensa al passato, finalmente ha un senso. I due si confidano e si conoscono meglio, senza timore di sentirsi giudicati.
Attraverso i loro ricordi vedo che raramente viviamo una vita che ci piace, che ci piaccia davvero, ancora più raramente sappiamo cosa vogliamo o affrontiamo veramente i problemi. Ma ci lasciamo vivere, per poi forse accorgercene troppo tardi.
I due sono da copiare perchè imparano a vivere senza pensare agli altri. Una vita spesa ad ascoltare e temere il giudizio altrui è sprecata, rovinata.
Altro dettaglio..Questa storia  piena di vuoti. Si passa da un evento all'altro come se nel mezzo non ci fosse nulla. Un pò spiazza, ma quante volte lo facciamo anche noi? Iniziamo un discorso, poniamo degli accenti, poi lo interrompiamo ed andiamo oltre, anche quando pensiamo a quell'avvenimento, saltiamo al ricordo o fatto successivo. Non so se mi spiego.
La storia purtroppo non ha tempo d'essere raccontata, c'è una sorta di urgenza. E malauguratamente non possiamo più far domande all'autore.
Una piccola nota...Cara Addie, il ketchup nel sugo NO!!! Non si puòòòòòòò! Piccola digressione culinaria finita Xd Ma sarei comunque curiosa di provare quello spezzatino che ha cucinato.


1 commento:

  1. Con "la storia purtroppo non ha tempo d'essere raccontata" riassumi benissimo il mio pensiero su questo libro. Mi è piaciuto, ma se fosse stato approfondito di più di sicuro lo avrei amato!

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